lunedì 17 novembre 2008

ain't it ironic?

Trovo estremamente ironico che io mi senta un po' come te...

Ma la ferita bruciava ancora: con amaro desiderio Siddharta pensava a suo figlio, nutriva in cuore l'amore e la tenerezza per lui, si lasciava consumare dal dolore, commetteva tutte le pazzie dell'amore. Nonda sé si sarebbe mai spenta questa fiamma. E un giorno, che la ferita bruciava intensamente, Siddharta attraversò il fiume, sospinto dalla nostalgia, e scese dalla barca deciso ad andare in città e' cercare di suo figlio. Il fiume scorreva calmo e lieve — era la stagione asciutta — ma la sua voce aveva uno strano suono: rideva! Era chiaro che rideva. Il fiume rideva, rideva apertamente e sonoramente alle spalle del vec-chio barcaiolo. Siddharta si fermò, si chinò sull'acqua per ascoltare meglio, e nell'acqua che fluiva tranquilla vide rispecchiato il proprio volto. In questo volto riflesso c'era qualcosa che gli ricordava un chedi dimenticato, e ripensandoci trovò: questo volto somigliava a un altro volto, ch'egli aveva un tempo conosciuto e amato, e anche temuto. Somigliava al volto di suo padre, il Brahmino. E si ricordò come tanto tempo innanzi, giovanetto, egli avesse costretto suo padre a lasciarlo andare dagli eremiti, come avessepreso congedo da lui, come se ne fosse andato senza fare mai più ritorno. Non aveva sofferto anche suo padre della stessa pena di cui egli soffriva ora per suo figlio?
Non era morto in solitudine suo padre datanto tempo, senz'averlo più rivisto? Non doveva egli stesso attendersi questo destino? Non era una commedia, una strana e sciocca faccenda questo correre in un cerchio fatale? Il fiume rideva. Sì, era così, tutto ciò che non era stato sofferto e consumato fino alla fine si ripeteva, e sempre si soffrivano di nuovo glistessi dolori. Ma Siddharta rimontò nella barca e fece ritorno alla capanna, ripensando a suo padre, ripensando a suo figlio, deriso dal fiume, in disaccordo con se stesso, vicino alla disperazione, e meno vicino a ridere sonoramente di sé e del mondo intero. Ahimè! non ancora fioriva la ferita, ancora si ribellava il suo cuore contro il destino, non ancora germogliavano serenità e vittoria dal suo soffrire. Tuttavia sentivaqualcosa come una speranza, e quando fu rientrato nella capanna sentì un irresistibile desiderio di aprirsi a Vasudeva, di rivelargli tutto, di raccontare tutto a lui, ch'era maestro nello ascoltare.Vasudeva sedeva nella capanna e intrecciava una cesta. Non guidava più la barca, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi, e non solo gli occhi, ma anche braccia e mani. Soltanto la gioia e la serena benevolenza del suo viso fiorivano immutate. Siddharta si pose a sedere accanto al vecchio, cominciò a parlare lentamente. Raccontò quelle cose dicui non avevano mai parlato, della sua andata in città, quella volta, della ferita ardente, della sua invidiaalla vista dei padri felici, della sua vana lotta contro questi desideri di cui conosceva benissimo la stoltez-za. Riferiva ogni cosa, anche le più penose, tutto poteva dire, tutto si sforzava a dire, tutto poteva raccontare e rivelare. Scopriva la propria ferita, raccontando anche della sua ultima fuga, quel giorno stesso,come si fosse imbarcato, fanciullino fuggitivo, col proposito di recarsi in città, e come il fiume ne avevariso.

Mentre parlava — e parlò a lungo — mentre Vasudeva ascoltava tranquillo in volto. Siddharta sentiva quest'attrazione di Vasudeva più forte di quanto l'avesse mai sentita, sentiva i suoi dolori, i suoi affanni svanire, sentiva la sua segreta speranza prendere il volo e di laggiù venirgli di nuovo incontro. Mostrarela propria ferita a questo ascoltatore era lo stesso che lavarla nel fiume, finché diventasse fredda e una cosa sola col fiume. Mentre ancora continuava a parlare e a confessarsi, Siddharta sentiva sempre più che questo non era più Vasudeva, non era più un uomo che l'ascoltava, che questo immobile ascoltatore assorbiva in sé la sua confessione come un albero la pioggia, che questo uomo immobile era il fiume stesso, era Iddio stesso, era l'Eterno. E mentre Siddharta cessava di pensare a sé e alla propria ferita, questa scoperta del mutato essere di Vasudeva si impossessava di lui, e quanto più egli se n'accorgeva e ci s'immergeva, tanto meno la cosa diventava meravigliosa, tanto più egli scorgeva che tutto era in regola e naturale, che già da lungo tempo, forse da sempre Vasudeva era stato così, soltanto egli non se n'era mai resoconto pienamente. Sentiva ch'egli ora ve-deva il vecchio Vasudeva come il popolo vede gli dèi, e che unsimile stato non poteva durare; nel suo cuore cominciava già a prender congedo da Vasudeva. Con tuttociò continuava a parlare.Quand'egli ebbe finito, Vasudeva levò su di lui il suo sguardo affettuoso, un po' indebolito dagli anni,non parlò, ma gli diffuse incontro in silenzio amore e serenità, comprensione e sapere. Prese per manoSiddharta, lo condusse al sedile presso la riva, sedette con lui, e sorrise al fiume.« Tu l'hai sentito ridere » disse. « Ma non hai sentito tutto. Ascoltiamo, udrai ancor altro ». Ascoltarono. Lieve si levava il canto del fiume dalle molte voci. Siddharta guardò nell'acqua e nella acqua gli apparvero immagini: apparve suo padre, solo, afflitto per il figliolo; egli stesso apparve, solo, anch'egliavvinto dai legami della nostalgia per il figlio lontano; apparve suo figlio, solo anche lui, avido ragazzosfrenato sulla strada ardente dei suoi giovani desideri, ognuno teso alla sua meta, ognuno in preda allasofferenza. Il fiume cantava con voce dolorosa, con desiderio, e con desiderio scorreva verso la sua meta,la sua voce suonava come un lamento.

«Odi? » chiese lo sguardo silenzioso di Vasudeva. Siddharta annuì.
«Ascolta meglio! » sussurrò Vasudeva.Siddharta si sforzò d'ascoltar meglio. L'immagine del padre, la sua propria immagine, l'immagine delfiglio si mescolarono l'una nell'altra, anche l'immagine di Kamala apparve e sparì, e così l'immagine diGovinda, e altre ancora, e tutte si mescolarono insieme, tutte si tramutarono in fiume,. tutte fluironocome un fiume verso la meta, bramose, avide, sofferenti, e la voce del fiume suonava piena di nostalgia,piena di ardente dolore, d'insaziabile desiderio. Il fiume tendeva alla meta, Siddharta lo vedeva affrettar-si, quel fiume che era fatto di lui e dei suoi e di tutti gli uomini ch'egli avesse mai visto, tutte le onde, tut-ta quell'acqua si affrettavano, soffrendo, verso le loro mete. Molte mete: la cascata, il lago, le rapide, ilmare, e tutte le mete venivano raggiunte, e a ogni meta una nuova ne seguiva, e dall'acqua si generava va-pore e saliva in cielo, diventava pioggia e precipitava giù dal cielo, diventava fonte, ruscello, fiume, e dinuovo riprendeva il suo cammino, di nuovo cominciava a fluire. Ma l'avida voce era mutata. Ancora suo-nava piena d'ansia e d'affanno, ma altre voci si univano a lei, voci di gioia e di dolore, voci buone e catti-ve, sorridenti e tristi, cento voci, mille voci. Siddharta ascoltava. Era ora tutt'orecchi, interamente immerso in ascolto, totalmente vuoto, totalmente disposto ad assorbire; sentiva che ora aveva appreso tuttal'arte dell'ascoltare. Spesso aveva già ascoltato tutto ciò, queste mille voci nel fiume; ma ora tutto ciò aveva un suono nuovo. Ecco che più non riusciva a distinguere le molte voci, le allegre da quelle in pianto, le infantili da quelle virili, tutte si mescolavano insieme, lamenti di desiderio e riso del saggio, grida dicollera e gemiti di morenti, tutto era una cosa sola, tutto era mescolato e intrecciato, in mille modi conte-sto. E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e ilmale, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita. E se Siddharta ascoltava attentamente questo fiume, questo canto dalle mille voci, se non porgeva ascolto néal dolore né al riso, se non legava. la propria anima a una di quelle voci e se non s'mpersonava in essa colproprio Io, ma tutte le udiva, percepiva il Tutto, l'Unità, e allora il grande canto delle mille voci consisteva d'un'unica parola, e questa parola era Om: la perfezione.

Eppure e' anche tutto cosi' diverso e tanto piu' consapevole... Chissa' se per questo piu' doloroso ogni volta... chissa' se e' per questo che l'om non risuona in me...

Nessun commento: